Gender pay gap nei board finanziari: un divario che cambia (ma non scompare)

Il tema del gender pay gap continua a rappresentare uno dei nodi centrali del mercato del lavoro italiano, soprattutto nei ruoli apicali. Tuttavia, osservando più da vicino i consigli di amministrazione delle aziende finanziarie, emerge un quadro meno lineare di quanto ci si potrebbe attendere.

I dati più recenti del Boardroom Monitor di EY Italy offrono infatti una fotografia articolata e, per certi versi, sorprendente: la disparità retributiva tra uomini e donne non solo si riduce, ma in alcune fasce anagrafiche si ribalta addirittura a favore delle donne.

Il sorpasso femminile tra gli under 50

L’elemento più significativo riguarda le consigliere under 50, che nei board degli istituti finanziari italiani percepiscono compensi medi superiori rispetto ai colleghi uomini, con un vantaggio che si attesta intorno al 20%.

In particolare, nella fascia 40-49 anni, le donne raggiungono una retribuzione media di circa 176.000 dollari annui, contro i 144.000 degli uomini. Si tratta di un dato rilevante, soprattutto se confrontato con il contesto generale italiano, ancora caratterizzato da un significativo divario salariale di genere.

Questa inversione di tendenza sembra riflettere dinamiche più recenti del mercato: le nuove nomine femminili nei consigli di amministrazione sono spesso accompagnate da pacchetti retributivi competitivi, probabilmente frutto di processi di selezione più attenti all’equilibrio e alla valorizzazione delle competenze.

Il ritorno del divario nelle fasce senior

Il quadro cambia però sensibilmente con l’aumentare dell’età. A partire dai 50 anni, il gender pay gap torna a favorire gli uomini e si amplia progressivamente.

Nella fascia 60-69 anni, ad esempio, i consiglieri uomini percepiscono in media circa 265.000 dollari, mentre le donne si fermano intorno ai 183.000. Il divario si accentua ulteriormente tra gli over 70, dove raggiunge livelli prossimi al 40%.

Questi dati evidenziano come l’anzianità e la permanenza nei ruoli apicali continuino a rappresentare fattori strutturali di vantaggio per la componente maschile, riflettendo dinamiche storiche ancora difficili da superare.

Segnali di cambiamento anche tra le senior

Nonostante ciò, anche nelle fasce più elevate emergono segnali di evoluzione. Tra il 2019 e il 2024, le donne tra i 60 e i 69 anni hanno visto crescere in modo significativo i propri compensi, passando da circa 140.000 a oltre 200.000 dollari annui.

Si tratta di un incremento rilevante, che suggerisce un progressivo riconoscimento delle competenze femminili anche nei livelli più alti della governance, pur senza arrivare a colmare completamente il divario con gli uomini.

Un gap in riduzione, ma ancora rilevante

L’analisi complessiva del periodo 2019-2024 mostra una tendenza chiara: il gender pay gap nei board italiani si è ridotto dal 35% al 28,5%.

Parallelamente, si registra una crescita generalizzata delle retribuzioni:

  • +17% in media nei compensi complessivi dei board;
  • +25% per i consiglieri under 70;
  • incrementi più contenuti per gli over 70.

Questo dato evidenzia non solo una maggiore attenzione al tema dell’equità, ma anche una rivalutazione economica del ruolo degli organi di governance.

Il fattore generazionale

Un aspetto particolarmente interessante riguarda il confronto tra generazioni. I consiglieri under 70 hanno beneficiato di aumenti retributivi significativamente superiori rispetto alle fasce più anziane.

Questo fenomeno può essere letto alla luce delle trasformazioni in atto nel settore finanziario: digitalizzazione, innovazione tecnologica e nuove sfide regolatorie richiedono competenze aggiornate e trasversali. In questo contesto, le figure più giovani – e in particolare le donne under 50 – sembrano aver trovato maggiore spazio e riconoscimento economico.

Le chiavi di lettura

Secondo le analisi di EY, la progressiva riduzione del divario retributivo riflette un cambiamento nelle logiche di governance. Le aziende tendono sempre più a valorizzare la complementarità delle competenze, bilanciando esperienza e innovazione.

Tuttavia, il miglioramento resta parziale. Le differenze più marcate continuano a concentrarsi nei ruoli apicali e nelle fasce d’età più elevate, dove la presenza maschile mantiene un vantaggio significativo.

Per ridurre ulteriormente il gap sarà necessario intervenire in modo più strutturale, valorizzando competenze emergenti – in particolare nei settori tecnologici e della sostenibilità – e favorendo percorsi di crescita più equilibrati anche nel lungo periodo.

Conclusioni

Il quadro che emerge dai board del settore finanziario italiano è complesso e non lineare. Da un lato, si osservano segnali incoraggianti, con una presenza femminile giovane sempre più competitiva e, in alcuni casi, meglio retribuita. Dall’altro, persistono disuguaglianze significative nelle fasce senior.

Il trend è comunque orientato verso una maggiore equità, ma il percorso resta lungo. Il settore finanziario si conferma, in questo senso, un laboratorio interessante: anticipa alcune dinamiche di cambiamento, ma continua a riflettere le inerzie storiche dei vertici aziendali.

La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questi segnali positivi in un riequilibrio strutturale e duraturo.

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