A cura di Francesco Scrivano, Avvocato in Bologna
Con il Decreto Legge n. 62 del 30 aprile 2026 il Governo interviene in modo significativo sul mercato del lavoro introducendo una serie di misure che puntano a favorire l’occupazione stabile, rafforzare le tutele dei lavoratori e contrastare fenomeni sempre più diffusi come il dumping contrattuale e il cosiddetto “caporalato digitale”.
Il Provvedimento (che dovrà essere ovviamente convertito in Legge) rappresenta uno degli interventi più ampi degli ultimi anni in materia di lavoro e si concentra soprattutto su tre grandi aree: incentivi alle assunzioni, definizione del “salario giusto” e regolamentazione del lavoro svolto tramite piattaforme digitali.
Uno degli aspetti più rilevanti del decreto riguarda sicuramente gli incentivi all’occupazione. Il Legislatore sceglie infatti di premiare le imprese che investono in rapporti di lavoro stabili attraverso una serie di esoneri contributivi molto consistenti.
Particolare attenzione viene riservata all’occupazione femminile. Per tutto il 2026, i datori di lavoro privati che assumono donne con contratto a tempo indeterminato potranno beneficiare di un esonero totale dei contributi previdenziali fino a 650 euro mensili per ciascuna lavoratrice. L’importo sale a 800 euro nelle regioni del Mezzogiorno. L’agevolazione è prevista soprattutto per donne disoccupate da lungo periodo o appartenenti a categorie considerate svantaggiate.
Accanto al bonus donne viene introdotto anche il nuovo Bonus Giovani 2026, destinato a favorire l’occupazione stabile degli under 35. Anche in questo caso è previsto un esonero contributivo del 100%, fino a 500 euro al mese, che può arrivare a 650 euro nelle regioni del Sud. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare la precarietà e incentivare le aziende ad assumere giovani con contratti a tempo indeterminato.
Il Decreto dedica poi una particolare attenzione al Mezzogiorno attraverso il Bonus ZES, rivolto alle piccole imprese che operano nelle aree della Zona Economica Speciale unica. Le aziende con un numero limitato di dipendenti potranno ottenere importanti agevolazioni contributive per le nuove assunzioni, nel tentativo di ridurre i divari occupazionali territoriali e sostenere la crescita economica del Sud Italia.
Un’altra misura significativa riguarda la stabilizzazione dei contratti a termine. Il Governo sceglie infatti di incentivare la trasformazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato, prevedendo anche in questo caso importanti esoneri contributivi per le imprese che decidono di investire sulla continuità occupazionale.
Naturalmente gli incentivi non saranno automatici. Per poter accedere ai benefici le aziende dovranno rispettare precise condizioni, tra cui l’effettivo incremento dell’occupazione e l’assenza di licenziamenti nei mesi precedenti. Inoltre sarà necessario mantenere i livelli occupazionali, pena la revoca delle agevolazioni ottenute.
Uno dei temi più dibattuti degli ultimi anni è sicuramente quello del salario minimo. Il Decreto Lavoro 2026 non introduce un salario minimo legale, ma rafforza in maniera molto netta il ruolo della contrattazione collettiva.
Il Decreto stabilisce infatti che il cosiddetto “salario giusto” debba essere individuato nei trattamenti economici previsti dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. In sostanza, il riferimento non sarà una soglia fissa uguale per tutti, ma il contratto collettivo corretto applicabile al settore di appartenenza.
L’obiettivo è contrastare il fenomeno dei cosiddetti “contratti pirata”, cioè quei contratti sottoscritti da organizzazioni scarsamente rappresentative che spesso prevedono livelli retributivi molto bassi. Con il nuovo sistema, le imprese non potranno più applicare trattamenti economici inferiori rispetto a quelli previsti dai principali contratti collettivi del settore.
Il rispetto del salario giusto diventa inoltre una condizione essenziale per accedere agli incentivi previsti dal decreto. In pratica, le aziende che non applicano trattamenti economici adeguati rischiano di perdere i benefici contributivi.
Importanti novità arrivano anche sul fronte della trasparenza. Le offerte di lavoro pubblicate attraverso la piattaforma SIISL dovranno indicare chiaramente il contratto collettivo applicato e la retribuzione prevista per la posizione offerta. Si tratta di una misura che punta a garantire maggiore chiarezza nei confronti dei lavoratori e a ridurre le situazioni di opacità retributiva.
Il Decreto interviene inoltre sul tema dei rinnovi contrattuali. Se un contratto collettivo nazionale non viene rinnovato entro dodici mesi dalla sua scadenza naturale, scatterà un meccanismo automatico di adeguamento delle retribuzioni collegato all’inflazione. La misura punta a evitare lunghi periodi di blocco salariale e a garantire una tutela economica minima ai lavoratori anche durante le trattative sindacali.
Molto importante è anche il rafforzamento del sistema di monitoraggio delle retribuzioni. Il decreto prevede una stretta collaborazione tra INPS, ISTAT, CNEL e Ispettorato Nazionale del Lavoro per raccogliere dati su salari, copertura contrattuale, differenze di genere e condizioni occupazionali. Verrà inoltre pubblicato un Rapporto nazionale annuale sulle retribuzioni, con l’obiettivo di monitorare l’andamento del mercato del lavoro e l’efficacia delle politiche adottate.
Tra le novità più innovative del provvedimento vi sono sicuramente quelle dedicate al lavoro tramite piattaforme digitali. Il decreto affronta direttamente il fenomeno del cosiddetto “caporalato digitale”, introducendo regole molto più rigide per le piattaforme che organizzano attività lavorative attraverso algoritmi e sistemi automatizzati.
La norma stabilisce che, quando la piattaforma esercita un controllo significativo sul lavoratore — anche tramite sistemi algoritmici — il rapporto di lavoro possa essere considerato subordinato. Questo principio potrebbe avere conseguenze molto rilevanti soprattutto nel settore delle consegne e dei rider.
Le piattaforme digitali saranno inoltre obbligate a garantire maggiore trasparenza sui sistemi automatizzati utilizzati per assegnare incarichi, determinare compensi o valutare le prestazioni dei lavoratori. I lavoratori avranno il diritto di conoscere il funzionamento degli algoritmi che incidono sulla loro attività e potranno chiedere una revisione umana delle decisioni automatizzate.
Particolari tutele vengono introdotte anche per i rider. Il Decreto prevede l’utilizzo di account personali non cedibili, introduce obblighi di tracciamento delle attività e rafforza gli adempimenti documentali attraverso il libro unico del lavoro. Viene inoltre resa obbligatoria una formazione specifica in materia di sicurezza.
Infine, il Provvedimento dedica spazio anche alla conciliazione tra vita privata e lavoro. Le aziende che adottano politiche orientate alla parità di genere, alla genitorialità e al welfare aziendale potranno beneficiare di ulteriori agevolazioni contributive.
